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Sin dalla sua pubblicazione la guida ai percorsi in mountain bike del Parco dei Monti Aurunci ha ottenuto un grande successo fra gli appassinati.

Frutto della collaborazione dell’ufficio Promozione, Fruizione e Comunicazione dell’Ente Parco e di istruttori della Scuola Italiana Mountainbike,
la guida è nata con l’obbiettivo principale di completare  la sentieristica nel territorio del Parco dei Monti Aurunci, contiene infatti più di 480 km di percorsi che si sviluppano su strade sterrate e non attraversando i luoghi più suggestivi del territorio.
La realizzazione che ha richiesto circa un anno di lavorazione, è un opera tecnica di grande  importanza come sostenuto dalle associazioni di biker del comprensorio.
La pubblicazione si presenta in un comodo folder cartonato, contiene 16 schede estraibili di cui una d’insieme, all’interno di ogni singola scheda si trovano notizie importanti per biker “anche agonisti” come, descrizioni generale del percorso, scheda percorso, tabella  altimetrica ed un utile planimetria con le possibili variazioni al percorso.
Inoltre, non mancano piccole informazioni sui luoghi sicuramente degni di nota come antichi eremi, fontane, centri visita del Parco ecc..

Il Parco Naturale dei Monti Aurunci, Conserva ambienti naturali ancora intatti e ospita una fauna entomologica ricca, varia, con molte specie di farfalle rare e localizzate. Per proteggere questo prezioso patrimonio il Parco ha partecipato alla compagna di protezione dei Lepidotteri realizzando un giardino delle farfalle di notevole valore estetico e didattico. Gli ospiti del giardino dalla primavera all'autunno potranno ammirare le farfalle completamente libere e intente a nutrirsi sui fiori, e allo stesso tempo, attraverso appositi disegni apprendere il loro nome, la biologia, la metamorfosi ecc., un approccio nuovo al mondo delle farfalle che si rinnova di stagione in stagione.

L’Ente Parco dei Monti Aurunci ha completato il progetto di riqualificazione della rete sentieristica grazie ad uno specifico finananziamento ottenuto nell’ambito del PIANO OPERATIVO REGIONALE (POR) FESR 2007/2013, Attività II. 4 “Valorizzazione delle strutture fruizione delle aree protette” .

Grazie anche alla collaborazione con il CAI regionale e le sezioni locali, con questo intervento il Parco Naturale dei Monti Aurunci si è dotato di uno strumento di fondamentale importanza per la conoscenza e la fruizione del territorio.

La nuova carta escursionistica è stata realizzata in collaborazione con la casa editrice Il Lupo, e contiene una serie di informazioni inerenti la flora, la fauna, la geologia, la storia, gli usi e i costumi, che danno la possibilità all’escursionista di destreggiarsi in un territorio vario, ricco di bellezze paesaggistiche e cultura.

La pubblicazione rispetto alla precedente “Guida ai sentieri del Parco”, offre sia  l’aggiornamento alla numerazione a tre cifre del catasto CAI, sia un maggior numero di sentieri percorribili e collegati in rete.

Il progetto che ha visto impegnato l’Ente per ben tre anni,  ha consentito la ripulitura dei numerosi tracciati e l’applicazione di segnaletica, segnavia e cartellonistica informativa su tutto il territorio, dando così una risposta alla crescente domanda escursionistica nel territorio dell’Area Protetta.

Molto interessante è l’inserimento all’interno della pubblicazione di alcuni tracciati storici presenti nell’Area Protetta del Monumento Naturale Montecassino.

 Per tutti gli interessati la nuova Carta Escursionistica dei Sentieri del Parco Naturale dei Monti Aurunci è disponibile su richiesta presso la Sede dell’Ente Parco, viale Glorioso, 10- 04020 Campodimele.

Nell’ottica della salvaguardia della biodiversità, dello sviluppo sostenibile e delle attività agricole, presenti sul territorio, questo Ente ha messo in campo una serie di interventi finalizzati a controllare il fenomeno dei danni provocati dai cinghiali (sus scrofa). Ciò perché il conflitto di interessi legato alla loro presenza nelle aree protette, unitamente ad alcune obiettive difficoltà di ordine tecnico (connesse ad esempio alla stima quantitativa delle popolazioni) ha reso la gestione di questa specie particolarmente problematica.

E, sebbene l'Ente non possedesse, ad inizio progetto, un database aggiornato e strutturato degli eventi dannosi verificatisi sul territorio, ha deciso di perseguire una strategia di gestione basata principalmente sul monitoraggio e la prevenzione dei danni, in accordo con le Linee guida redatte dall’ARP (Agenzia Regionale Parchi). La ricerca ha riguardato le attività svolte, i metodi, i risultati, discussione e ipotesi gestionali relative al progetto che è iniziato nel febbraio 2008 dall'associazione Cibele onlus in collaborazione con l'Ente Parco. Esso prevedeva l'elaborazione finale e la stesura di un Piano per la gestione del cinghiale nell’area del Parco Naturale Monti Aurunci.

L'indagine, principalmente, ha riguardato la raccolta di informazioni relative all’impatto potenziale sulle biocenosi naturali, della specie sulle attività antropiche, interventi ottimali per la gestione della specie e la prevenzione dei danni. Le cause che hanno favorito l’espansione e la crescita delle popolazioni, a partire dal secondo dopoguerra, sono legate a molteplici fattori, sulla cui importanza le opinioni non sono univoche. Tra questi, le immissioni a scopo venatorio, iniziate dopo la metà del XX secolo, hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale.

Tali attività sono state condotte in maniera non programmata e senza tener conto dei principi basilari della pianificazione faunistica e della profilassi sanitaria e, attualmente, il fenomeno sembra interessare costantemente nuove aree con immissioni più o meno abusive. Il Cinghiale è un onnivoro in grado di modificare la propria dieta in funzione delle disponibilità trofiche offerte dai diversi ambienti che compongono il suo territorio.

E’ un grande consumatore di frutti selvatici, erbe e radici, che può comportare il cambiamento qualitativo di alcune associazione vegetali con relativa diminuzione della biomassa disponibile. Tale azione, unitamente alle attività di scavo (rooting), provoca inoltre, nei prati e nei pascoli, una diminuzione della copertura erbacea del suolo che può innescare anche fenomeni erosivi. Infine, la predazione diretta e il disturbo dovuto all'attività di scavo, se di entità troppo elevata, possono provocare una riduzione di piccoli mammiferi (talpe, arvicole, toporagni,…) invertebrati terricoli (insetti, larve, lombrichi, lumache,…) e occasionalmente anfibi, rettili e uccelli nidificanti a terra).

Il consumo di specie vegetali coltivate e quindi il conseguente danno economico, rappresenta il principale problema. E’ stato infatti stimato, a livello nazionale, che sino all’80% dei fondi a disposizione delle amministrazioni provinciali per il risarcimento dei danni causati da fauna selvatica alle attività agricole viene assorbito dai danni provocati dai cinghiali (INFS 2002). Le colture vengono danneggiate sia dal consumo diretto che dal calpestio e dall’intensa attività di scavo.

A febbraio del 2008 il Consiglio Direttivo del Parco, a seguito di un incontro preliminare con gli Enti preposti alla gestione del randagismo, ha approvato 1'avvio di un progetto di indagine in collaborazione con 1'Associazione Cibele Onlus, nell'ambito di un progetto di più ampio respiro per la messa a punto di interventi e strategie per il controllo e la gestione del randagismo nell'area del Parco, tramite un finanziamento proveniente dalla Direzione Regionale Ambiente e Cooperazione tra i Popoli.

Il censimento dei cani randagi sull’area extra urbana protetta ha interessato i Comuni di Ausonia, Esperia, Pontecorvo, Pico, Campodimele, Itri, Fondi, Lenola, Formia e Spigno.

In tutto sono circa 480 i cani vaganti nelle aree contigue ai centri urbani, dei quali il 20% circa del totale sono formati da cani di grossa taglia (l’intervento, lo ricordiamo, è stato effettuato esclusivamente nelle aree esterne ai centri abitati).

L’indagine è stata svolta per verificare l’incidenza del fenomeno del randagismo sul territorio, al fine di pianificare interventi e strategie per il controllo e la gestione dei cani vaganti nell’Area protetta.

Soprattutto perché a questo fenomeno è associata una serie di problematiche di tipo sanitario, economico ed ecologico. Sanitario in quanto i cani inselvatichiti sono un pericolo per l’incolumità pubblica, economico perché i danni che spesso provocano alla zootecnia vengono erroneamente attribuiti al lupo e rappresentano per il Parco un serio problema per l’attribuzione degli indennizzi agli allevatori che subiscono i danni; ecologico in quanto minano il patrimonio culturale e ambientale delle aree protette. Il “Progetto d’indagine” è stato seguito dal Servizio naturalistico dell’Ente, dall’Associazione Cibale dal Corpo forestale, dall’Usl di competenza territoriale e dall’ Arp. Contestualmente alla fase preliminare della raccolta dei dati, l’Ente ha deciso di attuare una serie di interventi in via sperimentale, fornendo agli allevatori maggiormente danneggiati recinti elettrificati e cani da guardiania. Per una corretta informazione di tali interventi l’Ente ha provveduto anche a realizzare un filmato documentario sul fenomeno del randagismo e sulle problematiche ed esso connesse che, oltre ad arricchire la biblioteca di Educazione ambientale, sarà utilizzato nelle scuole dell’obbligo dei Comuni del Parco per scopo didattico.

Un nuovo libro sui valori e sulle risorse ambientali del Parco naturale dei Monti Aurunci: 160 pagine che parlano di piante, di animali, di rocce, ma anche di storia, di monumenti, di strutture legate alle antiche tradizioni produttive presenti nel territorio. Un libro prezioso che, con l’ausilio di immagini, disegni, tavole e box di approfondimento, invita a scoprire e conoscere meglio quest’area protetta ed i dieci comuni il cui territorio è compreso nei confini del Parco. Quelle degli aurunci non sono certamente le montagne più belle del mondo, ma tuttavia contengono un insieme più articolato di elementi che, mescolati tra loro, producono un risultato di particolare suggestione, dove i colori, le forme, la vita di piante ed animali, il paesaggio e le attività tradizionali sono legate da un unico filo: il rapporto antichissimo tra l’ambiente e l’uomo,che , vissuto qui con straordinaria intensità, ha creato un territorio complesso, ricco di biodiversità, che vive tra i silenzi della montagna ed è regolato dal respiro del mare… così vicino.

Un territorio, quindi che in questi ultimi anni, grazie anche all’istituzione del Parco, ha conosciuto una maggiore attenzione,m non solo da parte degli esperti delle varie discipline scientifiche, ma anche da parte dei residenti di questa area che, giorno dopo giorno stanno riscoprendo antichi sentieri , paesaggi, suggestioni, e, spesso, anche le loro radici. Quello dei Monti Aurunci è un parco regionale “dell’ultima generazione” che per legge deve perseguire alcune finalità.

Finalità e obiettivi particolarmente impegnativi, ai quali l’Ente di gestione sta cercando, a pochi anni dal suo insediamento – 14 settembre 1998 – di fornire risposte adeguate, nella consapevolezza che le politiche di gestione di un territorio così complesso e così importante dal punto di vista naturalistico non possono che confermare il principio secondo il quale la conservazione non è in antitesi con le dinamiche dello sviluppo.

I Parchi, compreso quello degli Aurunci e del Sistema Regionale delle Aree Protette del Lazio, sono i prima linea, impegnati a programmare e sperimentare ogni giorno interventi, progetti e strategie per tutelare, valorizzare e contemporaneamente promuovere sviluppo duraturo in vari settori.

Un lavoro difficile per recuperare ambienti degradati, per valorizzare meglio tutte le risorse ambientali presenti, per sostenere le tradizioni locali, per sviluppare turismo sostenibile, per promuovere occupazione, per educare alla conservazione, per tutelare a biodiversità… per coltivare la speranza che l’avventura della vita possa continuare ancora per tanti altri anni, consapevoli delle difficoltà ma certi che l’esigenza di gestire correttamente le risorse naturali è sempre più condivisa e che i conflitti derivanti dall’istituzione delle aree protette sono destinati a scomparire se ai vincoli si contrapporranno, con l’evidenza dei fatti, una migliore qualità della vita e nuove opportunità di sviluppo.



Casa Editrice
Edizioni Belvedere

Autore
Luigi Corsetti

Disponibile in tutte le librerie a € 15,00

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